L’hamburger del futuro arriva dalla California!

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the impossible burger

L’hamburger del futuro arriva dalla California!

Giusto perchè dall’America non arrivano gli hamburger e soprattutto qualsiasi invenzione ad esso legata, questa volta vi presentiamo una specie di hamburger, chiamato “Impossible Burger”, un hamburger 100% vegetale… ma come fanno?

100% vegetale, ma come?

L’invenzione arriva dalla Impossible Food, l’azienda di Redwood City, California, in particolare dai due ideatori Patrick Brown, 60enne biologo di Standford e fondatore della Start up e Josh Tetrick, 35enne ex borsista Fullbright, proprietario della Hampton Creek, che affermano che questo non è un hamburger solo per vegetariani ma per tutti.

Essi hanno affermato che: “Non vogliamo fare proselitismo per il veganismo, ma dare a tutti la possibilità di mangiare carne prodotta in laboratorio, con tutte le caratteristiche di quella vera, ma con un notevole taglio all’inquinamento e allo spreco delle risorse”.

Ma non sono i primi ad intraprendere questa strada, l’idea del cibo a impatto ridotto ha diversi esempi:

  • Modern Meadow con la stampa in 3D di bistecche sintetiche
  • Beyond Meat
  • Bright Farms
  • Unreal Candy
  • Nu-teck Salt

Per tutti, una voglia di ricreare in laboratorio sapori, consistenze e aromi.

Ma quali sono gli ingredienti dell’Impossible Burger?

Il primo ingrediente in grado di riprodurre la consistenza sono le proteine estratte dal grano e dalle patate.

Per il sapore e soprattutto per la parte di emoglobina contenente il ferro si usa l’eme, il quale conferisce all’hamburger il tipico colore rosso e sapore metallico del sangue dell’animale.

Ecco uno degli aspetti più criticati per questo hamburger: l’eme infatti viene estratto da batteri che vivono in simbiosi con alcune piante e viene modificato in laboratorio geneticamente per aumentare la concentrazione e modificarne la consistenza.

Come ingredienti base compaiono anche emulsionanti come xantano e konjac, i quali ricreano la compattezza delle fibre, e per finite i grassi, riprodotti a partire da cocco e soia.

I proprietari della startup promettono che riusciranno a scardinare i “vecchi sistemi” per produrre carne, ma sono diverse le critiche piovute in questi anni su progetti simili: troppo enfatici rispetto ai risultati, troppo distanti dalle esigenze di alimentazione quotidiana, di difficile realizzazione a livello economico.

Ed ecco il grande dubbio: mettendo da parte le caratteristiche organolettiche (sicuramente migliorabili) e il discorso etico che vede la cucina come deposito di un patrimonio inestimabile – si pensi alle ricette antiche, alle pratiche rurali di macellazione, ai legami e alle relazioni che la cultura della carne ha creato – la cosa evidente è la sproporzione fra intenti dichiarati dagli ideatori e realtà effettiva.

L’obiettivo della Start Up

Lo scopo dichiarato della startup, è cambiare le abitudini della gente, “impiegando il 95% di terra e il 75% di acqua in meno” per produrre carne, e farlo con due elementi decisivi: “quello del sapore e quello del costo”.

E dato che, attualmente, l’hamburger viene venduto alla modica cifra di 18 dollari, ci sembra che i risultati raggiunti fin ora siano ben lontani dagli obiettivi prefissati.

Vieni a mangiare il miglior hamburger di Rovigo da New Italian Burger, tante fantasie per tutti ti aspettano!

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