Elezioni americane: 7 cose che forse non sai…

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Elezioni americane: 7 cose che forse non sai…

Ormai dall’America non abbiamo altre news se non le elezioni, la vittoria di Trump, la moglie e il piccolo Trump junior che ci sta facendo sognare con la sua “innocenza” da ragazzino.

Per rimanere in tema di elezioni, in questo articolo vi raccontiamo 7 cose che non sapete, o forse si…

1. Il martedì

Le elezioni presidenziali negli Usa si tengono il martedì successivo al primo lunedì di novembre, ogni 4 anni. Si vota di martedì per via degli… agricoltori. A metà 800, quando la maggior parte degli americani lavoravano in campagna ed erano assidui frequentatori della chiesa, la domenica era giorno di culto e il mercoledì giorno di mercato.

Così fu scelto il martedì come giorno per le votazioni, in modo da dare agli elettori il lunedì per viaggiare dalla loro sede al seggio elettorale della contea, ed essere a casa in tempo per il mercato.

Ma col tempo, elezione, dopo elezione, il “Supermartedì” è diventato una tradizione come il giorno del ringraziamento.

2. I grandi elettori

Non sono i cittadini a eleggere il Presidente, ma 538 “grandi elettori” riuniti a Washington: il loro numero è pari alla somma dei deputati e dei senatori di ogni Stato. Funziona così: i cittadini votano il candidato presidenziale, ma il loro voto va in realtà al gruppo di “grandi elettori” che lo sostiene.

E il candidato che prende anche solo un voto in più si porta a casa tutti i grandi elettori di quello stato. Questo spiega perché il sistema prenda il nome di winner takes all (chi vince prende tutto). Fanno eccezione Nebraska e Maine, gli unici due stati che hanno scelto di assegnare i loro voti elettorali (rispettivamente 5 e 4) con il sistema proporzionale.

3. “One shot”

In nessun caso si possono ripetere le elezioni. La regola vige da sempre e anche per le elezioni del 1864, in piena guerra di secessione non vi fu nessuna deroga.

Se nessun candidato alla carica di Presidente raggiunge il quorum? La decisione finale viene presa dalla Camera dei Rappresentanti, che sceglierà fra i primi tre candidati che hanno raggiunto il maggior numero di voti.

4. Swing

Le elezioni si decidono soprattutto in Ohio, che è uno dei famigerati “swing state”, cioè uno degli Stati che oscillano storicamente tra il voto ai Democratici e quello ai Repubblicani.

La sua fama di stato decisivo risale al 1976, quando alle presidenziali Gerald Ford venne battuto da Jimmy Carter per poche migliaia di voti, proprio dopo la vittoria di quest’ultimo in Ohio.

Da quel momento i sondaggisti hanno accumulato molte prove che quel piccolo stato anticipa quasi sempre gli umori della nazione.

5. Il voto in prigione

In Florida, Kentucky e Iowa, chiunque abbia una condanna è permanentemente escluso dal voto. Nel Vermont e Maine, è permesso di votare a tutti i maggiorenni, a prescindere dalla storia criminale.

Altri Stati variano tra questi due estremi, un po’ a seconda di quale reato è stato commesso, un po’ permettendo a chi è libero sulla parola di votare. Privilegio che però non ha chi è dietro le sbarre.

6. La guerra dei social

Secondo gli esperti queste elezioni saranno vinte sui social. Il 44% degli americani utilizza i social per informarsi sulle elezioni. Molto più di quanto avvenne nel 2012, quando soltanto il 33% degli americani possedeva uno smartphone (adesso sono il 64%).

Per capire la differenza col passato, basti pensare che nel 2008 quando il tweet con cui Obama celebrò la vittoria venne retweetato 157 volte. Un tweet di Trump molto popolare qualche giorno fa ha ottenuto 167 mila retweet.

7. Il voto dallo spazio

Gli astronauti votano tramite posta elettronica protetta nella Contea di Harris, in Texas, visto che la maggior parte di loro risiedono in quello Stato, vicino al mitico centro di controllo di Houston. Gli astronauti in orbita ricevono una mail criptata con un allegato pdf della scheda elettorale.

E la rispediscono a un impiegato della contea, che copierà a mano il loro voto su una scheda elettorale, senza rivelarlo a nessuno.

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